| Descrizione |
A cura di Lionello
Sozzi. Nell'edizione illustrata: 12 litografie colorate di Titti
Garelli.
Come
illustrare le favole di La Fontaine? Raffigurare visivamente i
dati di un testo, significa proporne una determinata lettura.
Nella tradizione, le favole si leggevano in chiave di puro
divertimento (un divertimento che doveva, magari, mascherare e
rendere allettante un grigio moralismo), e così i disegnatori
si sbizzarrivano in rese figurative e pittoriche che intendevano
avvalorare il risvolto scherzoso, magari ricorrendo allo
strumento caricatura, o a un facile antropomorfismo, come fanno
Chauveau nel Seicento, lo stesso Fragonard nel Settecento,
Grandville ed anche Doré nell'Ottocento.
Titti Garelli sceglie decisamente un'altra via. Ha letto in
profondità nelle Fables, ne ha colto la sostanza, che è
comica, certo, ma anche patetica, e anche tragica. Ed ha capito,
ugualmente, che di ogni testo non è il caso di dare, nel
disegno, una sorta di equivalente narrativo, quasi che
l'illustrazione dovesse, obbligatoriamente, anch'essa
"raccontare", dire magari, con linee e colori, il
momento saliente di una storia. Ecco, ad esempio, la favola del
lupo e della volpe. Nulla, nel disegno, rinvia direttamente al
racconto, e tutto, invece, si desume dai simboli proposti: il
magnifico pozzo, il cielo lunare e turbato e la volpe che
spalanca le fauci.
...come mai nessun altro artista in passato, Titti Garelli ha
saputo rendere nei suoi disegni l'inquieta anima del più grande
dei favolisti.
LIONELLO SOZZI |